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Le tre madri di Fabrizio de André

Le tre madri

In questo brano, tratto da La Buona Novella, troviamo Maria ai piedi della croce che parla a suo figlio, Gesù, condannato a morte. Uno scenario ben noto e presente nell’immaginario collettivo. La bellezza e la peculiarità di questa canzone, però, va ricercata nella risposta di altre due donne: le madri di Dimaco e Tito, i due ladri condannati con Gesù, voci dimenticate a cui giustamente De Andrè restituisce l’attenzione perdutasi nei secoli.

Con solo una viola ad accompagnarci in questa elegia funebre a tre, scopriamo innanzitutto l’amore materno di Maria verso Gesù. Con pochi versi, ci accorgiamo che Maria non è solo la beata vergine, non è la prescelta e null’altro: è una madre. Come tale, il legame con il proprio figlio è profondissimo, unico e insostituibile, molto più di qualsiasi pretesa divinità o di qualsiasi deferenza nei confronti di quel dio che le ha permesso di avere quel figlio.

Tuttavia, accanto all’amore di Maria, troviamo quello delle madri di Dimaco e Tito. Queste due donne, al pari di Maria, hanno sofferto durante tutta la loro vita. Queste madri, povere e abbandonate dai mariti, guardano i loro figli spirare e sbiancare sulle croci e soffrono così come soffre Maria. Ci vogliono ricordare come le vite delle persone, per quanto diverse, posseggono tutte una dignità e un valore immenso. Inoltre, secondo le madri dei due ladri, Maria non dovrebbe lamentarsi poi tanto, consapevole del fatto che suo figlio risogerà, privilegio negato a qualsiasi altra madre.

Tuttavia, il rispetto per il dolore di un lutto che Maria sopporta come ogni altra madre è universale, dato che la morte di Gesù sarà la fine della vita che lei ha creato, come se la resurrezione, atto divino, le restituisse il figlio di dio, mondato della sua umanità.

Categories: Musica Pop Recensioni

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matteo

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