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Nirvana – Nevermind

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Un grande disco per un grande gruppo. “Nevermind”, nato nel 1990 ma pubblicato nel 1991 è stato uno degli album che maggiormente rappresentano gli anni ’90; il grande Kurt Cobain con i suoi compari è riuscito a registrare uno tra i migliori lavori della storia musicale.

Il loro secondo lavoro è un mix di sensazioni straordinarie ma allo stesso tempo di semplicità che rendono appunto questo disco uno tra i più inimitabili che ci possano essere in commercio. Grazie ai loro strumenti e alla voce del cantante, i Nirvana sono riusciti splendidamente a rappresentare l’angosciosa situazione di migliaia di giovani dell’epoca grazie all’unione di musicalità punk, come rock e pop (in piccola parte).

Melodie aggressive che sono in grado di trasmettere allo stesso tempo anche quella sensazione di angoscia, di frustrazione, di dolore ma anche di ribellione che accumunava i ragazzi degli anni ’90,e che vede Cobain come rappresentante ideale. Probabilmente sarà proprio per questa caratteristica che il disco ha venduto dopo solo tre mesi dall’uscita una cifra come 400 mila copie.

Già la copertina dell’album cattura l’occhio: un neonato che nuota nell’acqua; l’dea venne a Kurt e a Dave (batteria e seconda voce) guardando un documentario sul parto in acqua. La track più rappresentativa è senza dubbio “Smells like teen spirit”, che è anche la prima, che ci accoglie con un ritmo travolgente ed aggressivo. Un altro pezzo rilevante e, per certi tratti relativamente ironico, è senza dubbio “In bloom”, il cui testo di beffa di tutte quelle persone che seguono la moda che probabilmente ascolteranno anche il loro disco per questo motivo e che canticchieranno le loro canzoni senza carpirne il reale messaggio; saranno quelle persone che probabilmente, finita la moda del momento, si dimenticheranno di loro passando rapidamente a qualche altro gruppo.

“Come as you are” è una canzone semplice, dolce e melodica, mentre un pezzo come “Lithium” le fa appunto da contrasto dal momento che è molto più aggressiva (e come non esserlo quando il testo è un attacco alla religione) e addirittura ballabile.

Il singolo probabilmente più particolare di tutti è “Polly”: parla della storia di una ragazza rapita da un pedofilo, che per liberarsi finge che ciò che deve subire le piaccia, in modo da conquistarsi la fiducia del suo violentatore e quindi riuscire alla fine a scappare (Cobain legge di questo episodio su un giornale e ne rimane particolarmente colpito al punto da scriverci un a canzone). L’aspetto particolare è però che la visuale è quella del maniaco e non quella della vittima.

“Drain you”, invece è una canzone d’amore; parla di un bambino ed una bambina legati da un profondo rapporto di amicizia. Lei si ammala ed il suo amico per mantenerla in vita le passa il cibo prima da lui masticato. Probabilmente il pezzo all’epoca venne profondamente interpretato in maniera negativa, dal momento che Kurt venne accusato di pedofilia.

In chiusura di questo bellissimo lavoro, troviamo “Something in the way”, dove il cantante parla della sua esperienza di quando viveva sotto un ponte della sua città originaria, Aberdeen.
Un disco completo, rivoluzionario, che ha diffuso la cultura grunge tra i giovani e non solo per moda, che ha parlato al posto di migliaia di teenagers, che ha sfiorato il commerciale, che è stato prodotto dapprima in vinile poi anche in CD; un disco che esprime libertà e che ancora oggi riscuote un grandissimo successo e che rimarrà per sempre nella storia musicale mondiale.

Categories: Musica Recensioni Rock

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matteo

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