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System of a down – Mezmerize

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Un album di solo undici canzoni dedicato più che altro ai fans dei System che desideravano qualcosa di più melodico e meno duro rispetto alla loro tradizionale canzone. Ma che rende comunque dal momento che è un cd che incita al pogo costante. Non deludente, ma diverso dal solito, o almeno, diverso dallo spettacolare “Toxicity” uscito qualche tempo prima.

Undici tracce psicopaticamente attive ed aggressive, unite a melodie più tranquille che rendono il loro lavoro ancora più speciale, grazie anche all’uso di urli, chitarre e batteria all’ennesima potenza che fanno in modo che il gruppo mantenga il titolo di gruppo rock metal. Nessuna particolare innovazione eccetto una: le voci del cantante e del chitarrista che si intrecciano, creando un effetto ancora più aggressivo e potente (un’incrocio soft/hard unico nel suo genere).

Ma passiamo all’analisi delle tracce: la prima è un semplice e breve intro (effettivamente non può essere considerata una vera e propria canzone) e si intitola “Soldier side”. La seconda è “B.Y.O.B.”, per esteso “Bring your own bomb”, che ha addirittura qualche stacco in tendenza r’n’b, che ha un forte significato politico e comincia con un potentissimo assolo di chitarra.

“Revenga” è un pezzo un po’ debole rispetto agli altri ma orecchiabile, mentre, a fare da contrasto, troviamo la track successiva, “Cigaro”, la hit del ritorno, probabilmente la più dura, carica di ritmi che si avvicinano quasi al punk violento.

Si procede con i pezzi e si ascolta “Radio/Video”, una bella canzone schizofrenica che si alterna a ritmi mediorientali; “This cocaine makes me feel like I’m on this song” si concentra in soli due minuti e fa velocemente procedere verso quella che si intitola “Violent pornography”, canzone ballabile carica di potenza e significato, con un tocco d’effetto ipnotico.

In “Question!” si possono chiaramente apprezzare delle influenze progressive; la nona canzone è”Sad statue”, molto bella e carica a parer mio che esplode in efficienti urli che caricano l’ascoltatore. Arriviamo quindi a “Old school Hollywood” (ritenuta in generale forse la canzone meno adatta al cd) per concludere poi con la spettacolare “Lost in Hollywood”, una canzone tipicamente da concerto che lascia sperare in un altro successo con l’uscita della seconda parte, “Hypnotize”.

Categories: Acoustic Alternative Musica Recensioni

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matteo

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