Iron Maiden: Powerslave, gruppo britannico dalle copertine dei dischi molto fantasiose

Chi nella sua vita non si è mai imbattuto in qualche loro maglietta dalle rappresentazioni al limite dell’horror, al limite perché c’è da dire che nonostante siano immagini con raffigurazioni particolari tra mummie e demoni, essendo disegni prevale più il senso artistico e anche se colpiscono l’occhio non danno fastidio.
Si sta parlando di heavy metal e se proprio devo recensire un gruppo di questo genere mi appoggerei a loro che producono musica di ottima fattura e non cadono nello squallido neanche nei loro live inventandosi chissà che di scandaloso: tanta vena artistica acclamando anche quella grafica, vestiario tipico e tanta sana confusione che unisce fan di tutto il mondo.
Descritti gli Iron come i meno cattivi fra i cattivi del mondo metal, diciamo i più sopportabili si passa al CD e ai suoi soli 8 brani, uno più bello dell’altro. L’energica Aces High è la prima di questa raccolta che già fa capire all’ascoltatore che ha voluto intraprendere questo viaggio che sia il caso di andare avanti.
La seguente, conferma quella scelta e ci si tiene forte dalla potenza del riff iniziale provocato da una chitarra elettrica nel brano 2 Minutes to Midnight. Con i denti stretti si arriva ad ascoltare la terza Losfer Words, un pezzo strumentale di assoluta bellezza.
La quarta Flash of the Blade e le successive The Duellist e Back in the Village continuano la prorompenza che caratterizza questi artisti londinesi che spremono al massimo le loro chitarre divenuti mitici e avendo inciso da tempo il loro nome nella storia dato che si sta parlando del loro quinto successo discografico.
Le ultime due si trattano della title track piena di arpeggi e assoli magnifici e di Rime of the Ancient Mariner che conclude l’album con i suoi tredici minuti da paura e instancabili. Lo consiglierei, avendogli dato un giudizio favorevole a chi volesse sentire brividi
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