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L’arcobaleno – Adriano Celentano

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Scritta da Mogol su musiche di Gianni Bella, “L’arcobaleno” è una delle canzoni di maggior successo dell’album “Io non so parlar d’amore” di Adriano Celentano, datato 1999.
E’ un brano che parla d’amore, di un tipo d’amore solitamente poco indagato nelle canzoni italiane: il tributo accorato e intriso di nostalgia ad un amico scomparso prematuramente.

Sebbene il paroliere Mogol non l’abbia mai ammesso apertamente, il riferimento alla scomparsa di Lucio Battisti, avvenuta nel Settembre 1998 all’età di 55 anni, appare piuttosto evidente.
Sia Mogol che lo stesso Celentano erano infatti legati a Battisti da un profondo sentimento di amicizia.

E’ indiscutibilmente una delle canzoni più struggenti e malinconiche mai interpretate da Celentano, dove tutto, dal testo, all’arrangiamento, concorre a mettere in evidenza il senso di smarrimento e di totale impotenza di fronte ad un evento improvviso e dilaniante come la scomparsa di un amico.

La leggenda narra che il testo sia stata suggerito a Mogol dallo stesso Battisti per il tramite di una medium che avrebbe trovato le parole della canzone all’interno di un libro abbandonato in una biblioteca romana.

Vera o presunta che sia questa storia, a noi resta un testo di vibrante sgomento, dove l’arcobaleno è assunto quale simbolo del collegamento tra la nostra realtà e il mondo ultraterreno.
Un messaggio di speranza chiude però questo brano, tratteggiando l’aldilà come luogo dello spirito che continua ad avere un legame sotteso eppure imprescindibile con il nostro mondo.
Dalla convinzione di fondo che chi muore continui a vivere dentro e attorno a noi, deriva la consapevolezza che chi ci lascia non scompare mai del tutto.

E’ forse un conforto un po’ forzato, un modo come un altro per giustificare un evento troppo grande e dilaniante per essere compreso, ma è l’unico espediente cui l’uomo possa ricorrere per non lasciarsi vincere dal dolore: e si sa, la musica è un anestetico potentissimo.

Categories: Musica Pop Recensioni

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matteo

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