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Genio e poesia in musica – Pierre Lapointe

Pierre_Lapointe

Sicuramente uno dei più interessanti e talentuosi artisti della scena musicale del Canada francofono di questi giorni è Pierre Lapointe, un giovane cantautore di Alma.
Forse definirlo cantautore è in un certo senso riduttivo, dal momento che quello che si trova nei testi di questo artista è pura poesia, spesso oscura ed ermetica al punto da rendere l’interpretazione dei suoi testi quasi impossibile.

Eppure per una volta nel suo caso l’arte sembra aver prevalso sulle ragioni del mercato, portando il giovane Pierre a ottenere un gran numero di premi e riconoscimenti al suo talento non solo in patria ma anche in Francia e nei paesi francofoni europei.

Parte del fascino di questo artista sta non solo nelle bellissime parole che accompagnano le sue canzoni, sempre molto profonde e spesso anche melanconiche, ma anche in una sorta di personaggio che Pierre Lapointe è riuscito a creare intorno a sé per la scena. Se, infatti, in realtà è un ragazzo alla mano, nelle sue interpretazioni live e in video, appare sempre in un certo senso come la personificazione dell’artista sprezzante e artificioso che guarda tutti dall’alto della sua cultura.

Uno dei suoi album migliori sicuramente è La forêt des mal-aimés, il terzo della sua produzione in studio, pubblicato nel 2006.
Quello che colpisce anche ad un primo ascolto è la qualità della voce di Pierre Lapointe, molto particolare, acuta ma al tempo stesso quasi sussurrata e ben pesata. Anche la musica è molto particolare e sperimentale.

Vi sono alcuni brani che lasciano il segno in questo album, e Dans la forêt des mal-aimés è sicuramente uno di questi. Il brano è basato interamente su una metafora, come spesso succede nelle canzoni-poesie di Pierre Lapointe. La foresta di cui si parla sembra essere un luogo infelice, forse un ospizio dal momento che si fa riferimento ad anime dimenticate e a pareti con tappezzerie floreali che invece di portare gioia come nell’intento di chi le ha scelte portano solo dolore e tristezza ulteriore.

Il brano è cantato dal punto di vista di una sorta di proprietario di questa foresta dei disprezzati, che da loro il benvenuto ma al tempo stesso domanda loro per quale motivo si siano recati in un luogo così spiacevole e dimenticato da tutti. Il tutto però è basato su metafore dal mondo naturale, per rimanere nell’ambito della metafora.

Insomma un artista tutto da ascoltare e soprattutto da scoprire per poter ritrovare un po’ di quella poesia che oramai le canzoni di oggi hanno perso.

Categories: Musica Recensioni

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matteo

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