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Il frutto dell’odio

Strange_Fruit_Billie_Holiday

Ci sono canzoni di cui è complicato parlare per via di tutta una serie di ragioni difficili da spiegare ma che appaiono evidenti quando si ha l’opportunità di ascoltare tali canzoni.

Nonostante tutto, a volte si rivela quasi necessario parlarne, soprattutto in tempi come questi, dove razzismo e intolleranza per ogni tipo di “diverso” sembrano essere di nuovo molto in voga, quasi il genere umano si fosse messo a correre a tutta velocità indietro nel tempo.

Una di queste canzoni è Strange Fruit, composta da Lewis Allen e magistralmente interpretata dalla splendida Billie Holiday. Il brano risale agli anni trenta eppure sembra che l’odio di cui parla, dopotutto non sia rimasto in quell’epoca ma si protragga fino ai giorni nostri.

Lo strano frutto a cui si riferisce il titolo non è altro che una cruda metafora per indicare i corpi delle persone di colore che venivano appesi agli alberi dopo essere stati linciati, soprattutto nel sud degli Stati Uniti. Allen li paragona appunto a dei frutti cosparsi di sangue dalle foglie alle radici ed esposti alle intemperie che in realtà non sono altro la pubblica umiliazione a cui erano sottoposti una volta “esposti” in questa maniera.

La musica è una semplice melodia al pianoforte che accompagna la voce di Billie Holiday, che come sempre non eccelle sicuramente per tecnica, ma quanto a carica emotiva non ha pari e compensa completamente le imperfezioni tecniche.

Il suo canto è quasi un lamento in questo caso, un lamento per la terribile situazione che la canzone descrive, e al tempo stesso è un grido di dolore per chi ha visto il proprio padre morire perché gli ospedali rifiutavano di curarlo per il colore della sua pelle. Non a caso Billie Holiday stessa ha più volte affermato che questa canzone le ricordava proprio suo padre.

Purtroppo dalla storia sembra non si riesca mai ad imparare e, quindi, una canzone ormai del secolo scorso si trova ad essere ancora più attuale che mai.

Categories: Musica Pop Recensioni

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matteo

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