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Gorillaz: D-Sides, raccolta degli “scarti” di un altro loro album

D-Sides

Più che scarti non li chiamerei così, perché è vero che sono le seconde scelte, quelle che si hanno preferito non mettere in un album facendo la cernita prima della registrazione di esso ma addirittura risultano più interessanti di quelle presenti in Demon Days, il CD in questione.

Questo complesso un po’ speciale non è composto da altro che da cartoni animati, esatto da quattro personaggi un po’ strambi con il gusto dell’horror con gli occhi spiritati e che in ogni videoclip ne passano tante facendo rimanere incollati chi li sta guardando mentre cantano in playback i testi dei due autori: Damon Albert e Jamie Hewlet il quale li disegna.

Ci si affeziona a quei personaggi che non sono poi così spaventosi e il chitarrista è il migliore per me, con il ciuffo, i denti acuminati, con uno stile dark e con l’iride di un colore rosso fuoco che a descriverlo così pensereste che le mie parole dette pocanzi debbano essere corrette ma davvero, sono dei fumetti che emanano anche simpatia.

Sono un duo multigenere e come in tutti i loro lavori anche questo è pieno di musicalità diverse che vanno dall’elettronica, rock, hip hop fino ad arrivare a quella latina e anche s’è un bel miscuglio il lavoro prodotto è ottimo e ogni traccia si colloca perfettamente tra l’una e l’altra come in un puzzle.

68 State è il primo brano che prepara l’immersione in questo mondo fantasioso in attesa di sentire la successiva People, che cantata da una vocina volutamente distorta regge l’atmosfera allegra che si è venuta a creare con la precedente andando a toccare il massimo con la terza HongKongation.

In successione We Are Happy Landfill, Hong Kong, dai toni anni ’80 Rockit, la più celebre delle loro Hit Clint Eastwood e l’assomigliante Bill Murray anche se non c’è paragone in confronto alla precedente sono un quintetto di pura bellezza e dopo l’unica pecca un po’ spoglia Murdock is God la raccolta si conclude con Don’t Get Lost in Heaven e con la ballata Stop The Dams

Categories: Musica Recensioni Rock

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matteo

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