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Intervista ai Navarro

A tre mesi dall’uscita del nuovo album “Branded On My Skin”, abbiamo raggiunto Max Philip Navarro, vocalist e leader dei Navarro, che gentilmente si è raccontato ai lettori di Play Music.

 

 

E’ più unica che rara la possibilità che un italiano possa uscire con un disco di sano rock americano: voi come ci siete riusciti?

Il rock americano è un genere che adoriamo e che abbiamo sempre ascoltato. Certe melodie e sonorità sono ormai parte del nostro dna,  ci viene tutto naturale. Credo che il fatto di essere italo-canadese possa ver influito molto. Il problema che generalmente incontra un italiano con questo genere, è che pensa la canzone in italiano e poi la trasforma in inglese. Il risultato è che il prodotto non è credibile, e un artista non credibile ha sempre le ore contate.

Che differenze c’è tra scrivere una canzone in italiano e in inglese?

Tanta, come il giorno e la notte. A parte le questioni metriche e fonetiche, c’è da considerare il fatto che in inglese si parla sempre attraverso metafore, modi di dire e locuzioni. La canzone italiana invece è figlia di quella napoletana, legata più ai sentimenti che alla vita di tutti i giorni.

Con uno sguardo retrospettivo, quali sono le differenze con il precedente “Parallel Lines”?

Beh, di differenze ce ne sono parecchie: c’è qualcuno che ha scritto che in “Parallel Lines” era venuta fuori solo la mia vena ecologista, mentre con il nuovo album solo la vena romantica. Penso che non sia vero per niente. Con il nuovo album ho voluto fare una sorta di concept album, parlando di amore, ma non solo di amore romantico. Ho voluto sviscerare questo sentimento a 360 gradi, analizzandolo da tutte le angolazioni. Ci sono canzoni come “On the elephant back”, “Everything of you” e “Blame it on love” che non hanno nulla a che vedere con il romanticismo. Poi a volte rido quando penso a “Cold night love affair”: parla di prostituzione, dov’è il ramanticismo?

 In autunno uscirà una nuova versione del precedente ep: perchè la scelta di reinciderlo?

Innanzitutto, avevamo pensato di reinciderlo in estate e renderlo disponibile per novembre, ma poi abbiamo avuto varie lungaggini che ci porteranno a finirlo più in là. Penso che lo pubblicheremo tra febbraio e marzo. Abbiamo deciso di registrarlo perchè la precedente versione non ci piaceva più. Ci sembrava vecchia, soprattutto a livello di sound.

Ci saranno novità?

Assolutamente. Dall’artwork, agli arrangiamenti, al mixaggio tante cose saranno molto diverse. Ci sarà almeno un brano inedito, “Turn back time” che comunque abbiamo già proposto live diverse volte.

Come si vive il rock in Friuli?

Male, molto male. Il Friuli ha un grosso problema con l’arte in generale, come quasi tutti i territori che ottengono uno sviluppo economico troppo veloce. Devi tenere conto che il Friuli fino a quaranta anni fa era terra povera e di emigranti. Non esisteva una elite culturale di un certo livello. Poi c’è stato un boom economico pazzesco che l’ha portata ad essere una delle regioni più  ricche d’Italia, ma l’elemento culturale non è andato di pari passo. Il sessantotto qui praticamente non è mai esistito; il rock viene visto con la mentalità ottusa di chi è abituato a conoscere le cose per stereotipi e non per un reale vissuto. Anche i locali non puntano su talenti che vogliano proporre qualcosa di loro, ma si limitano a far suonare i soliti gruppi cover. Purtroppo, ti ripeto, è una questione di cultura e mentalità.

Siete stati la prima rock band friulana ad essere distribuita in tutto il mondo: che effetto vi fa?

Non ti nascondo che ci fa enorme piacere. Abbiamo faticato tanto per arrivare a questo risultato e francamente possiamo andarne fieri. Certo, ci piacerebbe che anche la nostra gente dimostrasse un minimo di soddisfazione per questo traguardo, ma, come si dice nemo propheta in patria…

E la cosa non vi frustra?

Frustrare no. Sicuramente ci dà molto fastidio. Ma non ci si può fare molto per cambiare le cose. Vedi, la musica in Friuli è gestita da alcune mafiette, e se non fai parte di quel giro vieni escluso praticamente da tutto. Per fortuna possiamo consolarci con altro…

E mi sembra che sia un bel consolarsi… All’estero state vendendo molto bene, soprattutto in Giappone, che però è da sempre terra fertile più per il metal che non per il rock: come mai le vostre canzoni lì hanno attecchito così bene?

Penso che come sempre sia una questione di mentalità: lì i cd si vendono sempre, i concerti sono sempre pieni, i giovani amano il rock e non le discoteche. Evidentemente sanno apprezzare gli sforzi che un artista fa per confezionare un buon album, indipendentemente dal fatto che sia metal o rock, che in fondo non sono mondi così differenti.

In una recente intervista hai affermato di essere favorevole al download gratuito dei brani: pensi possa essere il prossimo passo anche per voi?

Sono questioni delicate che andranno trattate con la nostra casa discografica. Io personalmente sono favorevolissimo al download gratuito, ma non per principio. Lo sono perchè è assurdo non prendere atto che la musica gratis è una realtà ormai incontrovertibile. Il vantaggio è che la tua musica può arrivare più facilmente a tutti. Lo svantaggio è che in un marasma dove trovi musica gratis ovunque e sei bombardato da migliaia di musicisti che ti propongono le loro canzoni, c’è il rischio di perdersi e di non riuscire più a distinguere un prodotto valido da una porcheria totale. Come vedi non la butto neanche sul piano economico!

In “branded” ci sono dei pezzi rock molto melodici e ritmati, tra il Bruce Springsteen di “Born in the USA” e il Tom Petty di “Damn the torpedoes”: a chi ti ispiri di più?

Forse più al Tom Petty di “Long after dark” che non a quello di “Damn the torpedoes”. Comunque è un paragone difficile. Sono grandi nomi e neanche mi va di accostarmi ad artisti del genere. Io faccio la mia musica, che reputo diversa sia da quella di Springsteen che da quelle di Petty. Ciò non toglie che, avendoli ascoltati per tanti anni, qualcosa mi sia rimasto sia dell’uno che dell’altro.

Qual’è la canzone che ti piace di più di Branded On My Skin?

Io mi proietto sempre nel futuro, per cui ti posso dire che la mia preferita è una canzone del prossimo album. Di Branded veramente non saprei, forse On The Elephant Back.

Mi accennavi ad una canzone nuova, quindi a parte l’ep, per il futuro avete già in programma un nuovo album di inediti? C’è già una data?

Di date non ne parlo, posso solo dirti che spero possa essere la fine del 2009. Comunque sì, il nuovo disco è in cantiere, sarà composto da una decina di canzoni che ho scelto tra una cinquantina di brani scritti nell’ultimo anno. Penso sarà un disco molto più rock di Branded On My Skin, almeno questa è l’idea che vogliamo provare a realizzare. Però c’è ancora tanto da lavorare in fase di arrangiamento, quindi tutto può succedere.

Siamo giunti alla fine ragazzi. In bocca al lupo per i vostri progetti e grazie della disponibilità e alla prossima.

Crepi… e grazie a te e alla redazione di Play Music dai Navarro

Categories: Musica Rock

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Ludovico

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